Ecco cosa racconta “Il Tirreno” del progetto “VILLA DEL MOSAICO”


Così il mosaico si racconta promuovendo non solo vino

Progetto “Villa del mosaico”, tra gli archeologi c’è Camilli della Soprintendenza
Ferrini: «Qui un incontro dell’Associazione “Città del vino” per esportare l’idea»

di Cecilia Cecchi
VIGNALE «Caso unico: elementi diversi, finalità differenti, obiettivo comune. Tutto per promuovere ed esportare bellezza e qualità, adattando l’idea alle realtà del territorio. Ecco perché ho promosso l’etichetta “Villa del mosaico” della tenuta di Vignale all’ultimo consiglio nazionale a Gattinara». Il vicesindaco Stefano Ferrini, assessore alle attività produttive e vicepresidente nazionale dell’Associazione “Città del vino” comincia così la presentazione del progetto nella tenuta di Vignale Riotorto. In cantina Paolo Orlando amministratore unico della tenuta e i da sempre responsabili di “Uomini e cose a Vignale” Enrico Zanini ed Elisabetta Giorgi (scavo e ricerca dal 2003). C’è Andrea Camilli della Soprintendenza, Paola Pellegrini, dell’ufficio cultura del Comune Gabriella Fabbri insieme a Simone Anastasia (Pro Loco). «Su questa esperienza di best practice – aggiunge Ferrini – organizzeremo qui un incontro del consiglio nazionale “Città del vino”. Perché l’azione di Vignale permette già di ottenere i migliori risultati, per svariati contesti: con un unico prodotto, vino buono, si promuove l’archeologia pubblica ma pure il territorio che si dà un’altra identità turistica. Lo sforzo di quanti sono impegnanti è importante, grazie a tutti. Vedremo di “esportarla” questa idea…». Per Orlando «Vignale è un posto antico, eccentrico perché collocato ai margini, ma fulcro di tante storie sin del mondo etrusco e romano… dal pascolo siamo tornati al vino, cercando qualità. Benvenuti gli archeologico, perfetti per l’eccentricità qui si è anche fermata la storia della Val di Cornia». Nel 2003 sono stati Zanini e Giorgi a bloccare l’impianto di un vigneto passando dallo scavo alla stazione di posta alla villa romana, fino al mosaico di Aiòn, Signore del tempo (nel 2014) e alle terme riscoperte nel 2016. «Nessuno avrebbe pensato di raggiungere questi risultati – dice Camilli – stiamo lavorando con impegno pensando a una musealizzazione dell’area». Idee persone collaborazioni. Lo studio base di “Villa del Mosaico” arriva dalla cooperativa Fuori Schema (Federico Simoncini Ulivelli, Sergio Serena e Leonardo Salano), etichetta realizzata in collaborazione con “Uomini e Cose a Vignale”. Coop aderisce sposandone le finalità. «Non è solo un’etichetta – sottolinea Simoncini Ulivelli – che riprende il logo di “Uomini e cose a Vignale”, ma una retro-etichetta che racconta la storia che c’è, insieme al vino, in ogni bottiglia. Parte dei proventi verrà devoluta agli scavi come donazione per sostenerli». «Questo “progetto derivato” – conferma Zanini – è un tassello importante di “Uomini e Cose a Vignale”: non solo salda ancora di più una ricerca archeologica a una comunità, ma diviene anche un seme economico; le storie che il campo del mosaico ci racconta aggiungono valore a prodotti di eccellenza di cui il territorio già è ricco». «Più che di un sodalizio, – spiega Giorgi – parlerei di amicizia tra un gruppo di archeologi, un’azienda agricola e una cooperativa sociale; lo scenario è il campo del mosaico, che tutti e tre abbiamo a cuore per costruire insieme qualcosa che dia valore a quel luogo, in termini di storie, buon vino, modelli di gestione». Da ricordare che negli anni “Uomini e Cose a Vignale” ha dato una mano persino alle scuole che “studiando” lo scavo si sono aggiudicate finanziamenti validi per integrare strumenti e attrezzature. Insomma la storia, l’archeologia di casa nostra tra i motori di nuova economia.

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