Uomini e Cose a Vignale


Il progetto Uomini e cose a Vignale si è definito come progetto di archeologia globale di un territorio: punto focale non è solamente la villa/mansio di epoca romana con tutti i suoi annessi, ma la trasformazione complessiva di un microterritorio tra l’epoca preromana e la contemporaneità.

L’idea è quella di sviluppare un approccio archeologico globale che non privilegi un aspetto o un’epoca a dispetto di altri, ma che si sforzi di leggere i tanti tempi e le tante forme del rapporto tra uomini e ambiente in questo pezzo della Maremma costiera.

Al tempo stesso, proprio in forza del suo rapporto strutturale con una comunità umana viva, Uomini e cose a Vignale è divenuto un progetto di archeologia comunitaria, teso a ricostruire e consolidare il rapporto tra quella comunità e il proprio passato. In questo senso, l’archeologia è vista come una azione collettiva, intesa a restituire profondità storica e identità ad una comunità umana di recente formazione, ma che è erede di una lunghissima storia di relazioni umane che si sono stratificate nel territorio e nel sito archeologico che lo sintetizza.

Le parole chiave sono archeologia pubblica, condivisione di tutte le fasi – dal progetto all’esecuzione – e sostenibilità nel tempo.

Lo scavo archeologico di Vignale è partito nel 2003 come un “normale” intervento di tutela su resti archeologici minacciati dalle arature e si è progressivamente trasformato in un progetto complesso di archeologia pubblica, condivisa con la popolazione del territorio di riferimento e alla ricerca di nuove forme di sostenibilità, anche economica.

Nel corso del tempo ci si è infatti progressivamente resi conto che sotto i campi di Vignale erano nascoste le tracce di molte attività umane, che si sono sviluppate nel corso di un millennio, tra 2.300 e 1.300 anni fa. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, lo scavo ha rivelato i resti di una fattoria collegata a un impianto di fornaci (III-II sec. a.C.), una lussuosa villa (I sec. a.C.), una stazione di posta dotata di una grande terma decorata da pavimenti a mosaico (I-IV sec. d.C.), una ricchissima villa tardoantica  (IV-V sec. d.C.) con uno straordinario pavimento a mosaico, una necropoli (V-VII sec. d.C.).

Tanti resti, tante attività degli uomini del passato, tanta storia, tante storie. Ma le storie non sono nulla se non possono essere raccontate e mentre scavavamo intorno a noi è cresciuta l’attenzione di una comunità viva, fatta di uomini, donne, giovani, anziani e bambini, soprattutto bambini. Una comunità di un quartiere-paese (Riotorto), giovane e alla ricerca di una sua identità che nelle storie che emergevano dal campo di Vignale ha trovato un pezzo, importante, della sua identità.

La frase più bella che ci è capitato di sentire in questi anni è stata: voi ci raccontate le storie di cui noi abbiamo bisogno.

Tra gli archeologi che lavorano nel campo e la comunità che vive in un territorio è nata e si è sviluppata una grande avventura, emotiva e intellettuale; il campo ha smesso di essere solo un sito archeologico, ed è diventato un luogo di frequentazione quasi quotidiana, dove le persone possono entrare, parlare con gli archeologi, vedere con i loro occhi lo sviluppo dei lavori e, soprattutto, partecipare direttamente in varie forme. Attualmente possiamo dire che Uomini e cose a Vignale è uno dei più grandi e articolati progetti italiani ed europei di archeologia partecipata e condivisa all’interno di una comunità. Di una comunità locale (quella di Riotorto e Piombino), di una comunità più allargata (la Val di Cornia) e di una comunità vasta (fatta dai turisti italiani e stranieri che frequentano ciclicamente, anno dopo anno, le nostre iniziative pubbliche).

In questo scenario di per sé così interessante un cambio di passo notevole è stato determinato da una scoperta per molti versi eccezionale avvenuta nel settembre del 2014. Un grande mosaico pavimentale policromo di epoca tardoantica (IV-V secolo d.C.), di eccezionale valore per le sue dimensioni (quasi 100 mq, sia pure con ampie lacune), per la raffinatissima tecnica esecutiva, opera di artigiani provenienti dall’Africa romana, e per la rarissima iconografia con un personaggio seduto su un globo celeste, che costituisce un punto di contatto fin qui sconosciuto fra l’immagine dell’imperatore romano e quella del Cristo.

Al di là del suo eccezionale valore intrinseco, il mosaico è stato poi al centro di una storia romanzesca legata alla sua scoperta nell’800, poi alla sua scomparsa dalla percezione collettiva e infine al suo clamoroso ritrovamento, frutto di una segnalazione di un anziano abitante del paese. La scoperta del mosaico ha ulteriormente aumentato l’attenzione, in Italia e all’estero, sullo scavo di Vignale e sul progetto di archeologia partecipata e sostenibile e ha costituito lo scenario in cui si è sviluppata una nuova e più intensa sinergia tra l’équipe archeologica e diverse aziende del territorio, fra cui, in primo luogo, la Cooperativa Sociale Fuori Schema e l’azienda agricola Tenuta di Vignale, proprietaria del terreno che dalla prima metà dell’800 è noto come Campo del Mosaico.

Da questa sinergia sono nati diversi progetti di conoscenza e valorizzazione del microterritorio, con una serie di attività che hanno visto sempre un buon successo di pubblico e una grande attenzione dei media locali e nazionali.

 

Per scoprirne di più visita il sito di “Uomini e Cose a Vignale”