La Storia della Tenuta di Vignale


LA TENUTA DI VIGNALE

Il nome Vignale è del primo Medio Evo con evidente derivazione dalla parola latina “vinea” (vigna) per l’abbondanza delle vigne che vi prosperavano. Esistono indicazioni di questo nome in documenti risalenti all’anno 711 d.C..

Sita nel distretto di Cornino, in territorio di Populonia, era di proprietà del Vescovo di Lucca; quest’ultima era divenuta il più importante ducato longobardo in Toscana.

Dopo il mille Pisa, già autonoma da Lucca e sua competitrice, la sostituì nella supremazia in Maremma. Il Castello di Vignale dopo la proprietà dei Vescovi di Lucca passò ai Conti della Gherardesca già nel 1109 d.C.

Nel corso del XIV secolo, nell’anno 1365 d.C., avvenne la distruzione del Castello di Vignale, probabilmente ad opera dei Piombinesi per gravi   vertenze di confini e di pascoli e per lotte fra le opposte fazioni politiche dei “Raspanti” e dei “Bergolini”.  Dopo la distruzione del Castello i terreni della zona furono abbandonati ed incolti per secoli.

Nel XVI secolo Vignale divenne un feudo della famiglia Appiani, la quale successivamente la dette in affitto perpetuo alla comunità di Piombino.

Il 7 giugno 1704 i principi di Piombino Ippolito e Gregorio Boncompagni Ludovisi firmano un progetto di bonifica agraria di tutto il piano di  Vignale. Più  tardi il Consiglio comunale di Piombino stabilì di    bonificare parte delle paludi anticipandone le spese, ma esigendone il rimborso dal Cavalier Franceschi, che nel frattempo era diventato proprietario di Vignale avendone anche acquistato i diritti di pascolo. Era il 30 gennaio 1746.

Vignale rimase di proprietà dei Franceschi fino alla fine del XIX secolo, quando la proprietà venne divisa fra due rami della famiglia. Uno dei due rami estinguendosi lasciò per successione la rispettiva parte ai conti Giuli  Rosselmini Gualandi che ancor’oggi conducono tale Fattoria. L’altro ramo della famiglia Franceschi vendette la propria parte al genovese Conte Eugenio Figoli des Geneys, i cui eredi ancora oggi gestiscono tale proprietà attraverso la società Azienda Agricola Tenuta di Vignale s.r.l.. Dal 1999 è iniziato un importante rinnovamento sia
agricolo che fondiario, ritenendosi determinante per un proficuo sviluppo della storica proprietà puntare quasi esclusivamente sulla coltura della vite e dell’olivo.

 

LA CANTINA DELLA TENUTA DI VIGNALE

La cantina della Fattoria di Vignale, sita sul lato di nord-ovest del borgo centrale, non è tra i fabbricati più antichi dell’  azienda agricola.  Nei secoli passati, infatti, l’attività di vinificazione era pressoché assente dal territorio e quando veniva svolta era solo per quantitativi ridotti e per uso prettamente alimentare e di sostentamento dei coloni o dei       mezzadri, oltreché per le famiglie a conto diretto della Fattoria.

Verso la metà del XIX secolo vennero impiantati vigneti più estesi e conseguentemente fu necessaria la  realizzazione di una cantina. Questa fu edificata ove esiste l’attuale, ma con una   superficie più piccola ed  un solo piano terreno per la vinificazione, giacché l’invecchiamento non veniva eseguito e la lavorazione del prodotto in allora era  molto spartana.

In seguito, il fabbricato adibito a cantina venne sopraelevato ed i locali così ottenuti vennero predisposti per la realizzazione di un frantoio, di   granai e di mandorlai. La vinificazione e la conservazione temporanea del vino veniva fatta in botti di legno di capacità medio grande e le macchine manuali per le lavorazioni erano molto rudimentali.

Solo alla fine del XIX secolo tutte le strutture della cantina vennero potenziate e migliorate con l’acquisto di botti di varie dimensioni e  tipologie  ed in seguito con la realizzazione di otto vasche in cemento vetrificate, che ancora oggi sono in uso, dopo opportuni adeguamenti.    

 

IL FRANTOIO DELLA TENUTA DI VIGNALE

Il frantoio dell’azienda agricola di Vignale è  esistito da secoli, ma le strutture che ospitarono questo importante strumento di lavorazione del prodotto olivicolo cambiarono numerose volte nel corso del tempo. Non vi è traccia delle    strutture di molitura più antiche anche se è certo che esistessero fin dal periodo basso-medioevale. Più probabile che esse fossero inserite nella generale attività di produzione agraria del sito. Documentazione certa  dell’esistenza di un vero e proprio frantoio aziendale si ha soltanto dopo l’acquisto della Fattoria di Vignale fattone dalla famiglia        Franceschi nel corso del XVIII secolo.

Questo sorgeva in un grande locale al piano  terreno sul lato di nord-est della fattoria, che ora è di proprietà dei Conti Giuli Rosselmini. Questo frantoio, così come quello realizzato   successivamente nel XIX secolo sopra la cantina della fattoria dei Conti Figoli, era adibito a molitura non solo per le olive di proprietà della fattoria di Vignale, ma anche per la molitura di olive di terzi conferenti.

Già dalla fine del XIX secolo era esistente in locali all’uopo realizzati sopra la cantina della Fattoria Figoli, un moderno frantoio che serviva alla lavorazione delle notevoli quantità di olive prodotte dagli ulivi ivi esistenti e da quelle conferite dai coloni e mezzadri della fattoria o da terzi coltivatori della zona di Riotorto e della piana di Vignale.

Dopo la seconda guerra mondiale, poi, vennero introdotti o realizzati nuovi impianti per la molitura delle olive più adeguati alle necessità operative e di salubrità della produzione: come ad esempio la moderna pressa meccanica ancor oggi visibile. L’attività di molitura della olive cessò del tutto a Vignale nel 1980.

 

IL CASTELLO DELLA TENUTA DI VIGNALE

Il Castello di Vignale fu possesso dei longobardi “Lambardi” dai quali passò, attorno all’anno 711 d.C., nei beni della Mensa arcivescovile di Lucca, che era il ducato principale longobardo in Toscana, mantenendo poi anche sotto i carolingi questa prerogativa, che venne meno solo verso l’anno 1000 d.C. quando cominciò a diventare dominante il potere delle nascenti repubbliche o comuni di Pisa, Siena e Firenze.

Nel corso del secolo XIII di questo Castello erano diventati proprietari certi conti, della Consorteria dei Conti della Gherardesca, come si rileva da diverse scritture dell’Archivio delle Riformagioni di Siena.

Nel 1365 il Castello di Vignale fu distrutto ad opera delle truppe della vicina Piombino. Questa distruzione del Castello di Vignale (Vignal-Nuovo) originò da una serie di contese tra piombinesi e vignalesi per acquistare il predominio nel pascolo di una grande distesa pianeggiante, chiamata appunto “Pascolo Grande di Vignale”, dominata sugli estremi opposti dai due castelli.

 

 

LA CHIESA DELLA TENUTA DI VIGNALE

Dopo la distruzione del Castello di Vignale ad opera dei piombinesi, avvenuta nel 1365, i territori di Vignale (con Vignal-Vecchio e Vignal-Nuovo) furono per lungo tempo abbandonati.  Solo dopo alcuni decenni furono affidati, dalla Comunità di Piombino, al patrimonio personale dei Signori d’Appiano, i quali ne utilizzarono soltanto il “Pascolo Grande” in piano.

Oltre un secolo dopo, gli stessi dettero in uso al Vescovo di Populonia (poi di Massa e Piombino) i diritti sui fabbricati esistenti e sul bosco per il legnatico, nonché su alcuni oliveti e vigneti circostanti. Fu in questo periodo che venne edificato ex-novo l’attuale complesso della fattoria di Vignale, compresa la Chiesa-Oratorio, che serviva ai monaci ed ai pellegrini colà soggiornanti, sia abitualmente che di passaggio.

La Chiesa-Oratorio, con il grande piazzale centrale del borgo nuovo di Vignale venne intitolata a San Luigi, che si festeggiava (così come ora) il 21 del mese di giugno, giorno fondativo della nuova struttura.